Petro Ibi
  • Arena Giardino | - Cremona

Podcast: Puntata 07 - Altrove è qui - Musicista per passione. La biografia musicale di Petro Ibi

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Autore Thea Tiramani

Nel cuore di Cremona, all’interno dell’Arena Giardino immersa nel verde del Parco Ugo Tognazzi, prende forma uno spazio in cui musica, biografia e migrazione si incontrano.

Qui si sviluppa la storia di Petro Ibi, musicista albanese che da anni vive in città e che ha intrecciato strumenti, repertori e memorie del proprio passato con le pratiche musicali costruite nel quotidiano. La puntata del podcast Altrove è qui dedicata alla sua biografia sonora mette in luce un percorso fatto di attraversamenti e contaminazioni, ma anche di inattese somiglianze tra tradizioni differenti. La sua esperienza mostra come i percorsi musicali possano diventare ibridi e adattabili, senza perdere continuità.

 Una passione nata in famiglia

La storia musicale di Petro inizia nel 1975, quando a 14 anni vede il cugino suonare la fisarmonica lasciata dallo zio musicista presso l’Istituto delle Attività Culturali e Artistiche in Albania. È un’illuminazione: uno strumento che si rivela subito affine, al punto da convincere lo zio a prestarglielo e a riceverei le prime nozioni sugli accordi, sulle scale e sugli accompagnamenti.

La musica, però, non rimane un fatto individuale. Dall’intervista emerge un elemento centrale: la costruzione di una vera e propria “orchestra familiare”, composta da Petro e dai suoi due fratelli.
Uno suona fisarmonica, uno il clarinetto, uno la chitarra; lo zio organizza concerti e li aiuta a inserirsi nelle feste, nei matrimoni, nelle serate di paese. La mancanza di strumenti professionali porta a soluzioni creative: dalla costruzione artigianale della batteria, con il supporto di un parente falegname, alla creazione di amplificatori con valvole, assemblati copiando schemi delle radio. Il gruppo si è poi ampliato con l’arrivo di un cantante/batterista e ha iniziato a esibirsi regolarmente in matrimoni, feste e concerti, diventando un riferimento musicale per la comunità locali.

 

Repertori e contesti: tra tradizione, musica urbana e canzone leggera

Negli anni della formazione di Petro Ibi, la musica in Albania è una costante. Nonostante il controllo politico e culturale, i repertori circolano: serenate urbane, musiche orchestrali, balli tradizionali, esecuzioni vocali a più voci e brani sentimentali che raccontano amori perduti o non corrisposti. È una scena musicale che vive nei teatri, nei cortili, nelle feste di quartiere.
La varietà dei materiali sonori permette a Petro di formarsi in un ambiente multicentrico, dove l’apprendimento avviene per imitazione, ascolto ed esperienza diretta. La fisarmonica, strumento diffuso tanto nelle pratiche domestiche quanto in quelle pubbliche, diventa il suo punto d’accesso privilegiato al repertorio e all’intero patrimonio musicale albanese.
Prima della migrazione, Petro e i suoi fratelli partecipano a un paesaggio sonoro articolato: musica folklorica, repertori urbani, canzone leggera albanese e, quando possibile, musiche provenienti da Paesi vicini o intercettate alla radio.
Dall’intervista emergono tre dimensioni principali:

1. La varietà regionale albanese

2. I repertori urbani: serenate e canzone leggera albanese

3. L’ascolto della musica italiana e internazionale

1. La varietà regionale albanese

La pratica musicale di Petro si sviluppa all’interno di un mosaico sonoro in cui convivono tradizioni del nord e del sud dell’Albania. A seconda dei contesti, il gruppo familiare alterna:

  • danze e canti albanesi di aree diverse,
  • brani della tradizione macedone, centrati sulla fisarmonica,
  • musica greca, in cui il fratello imita il bouzouki con la chitarra,
  • ritmi balcanici appresi tramite ascolto ripetuto alla radio.

Le zone di confine in cui Petro cresce, a est dell’Albania, favoriscono l’assimilazione di stili differenti, che vengono incorporati con naturalezza nelle feste e nei matrimoni.

2. I repertori urbani: serenate e canzone leggera albanese

Accanto al repertorio tradizionale, Petro ricorda con particolare affetto le serenate di Scutari e di Korçë, brani d’amore che mescolano influssi europei e sugli strumenti a corde urbani (chitarre, mandolini).

Queste serenate rappresentano un elemento identitario forte per molti albanesi: danno voce a sentimenti individuali ma, allo stesso tempo, contribuiscono a costruire un senso di appartenenza comunitaria, trasmettendo storie d’amore, nostalgia e desiderio. Come ricorda Petro, sono canzoni conosciute da tutti, al punto che in ogni concerto ne vengono eseguite diverse.

Durante l’incontro di Culture in Dialogo del 2 aprile 2024 al Museo Archeologico di Cremona, Petro si esibisce in trio con un violinista e un cantante proponendo Mori Lulja e Pranverës – “O fiore di primavera”. Si tratta di una serenata del repertorio urbano albanese, particolarmente diffuso nelle città di Scutari e Korçë. Le serenate, spesso legate a storie reali di amori giovanili, dichiarazioni o passioni non corrisposte, venivano tradizionalmente cantate sotto i balconi nelle ore serali e fanno parte ancora oggi di un patrimonio condiviso, vivo nelle feste e nelle occasioni comunitarie. In Mori Lulja e Pranverës l’innamorato si rivolge alla ragazza evocando immagini poetiche come il “fiore di primavera”, esprimendo affetto e desiderio di essere ricambiato.

La versione eseguita da Petro può essere ascoltata qui: 

https://www.youtube.com/watch?v=p7IfWJZ3R6w

Mori Lulja e Pranverës
15 vjeç don me u Feju
Moj e Vogël Sa Te Dua
Prej Teje s´du me u Largu

O Pse-Pse Moj Bukuri
Kemi ndodhur Jabanxhi

Flokë Tua Kaçurrela
Përmbi Ballë Hije te bajnë
M´i Gezofsh 15 Pranverat
Moj e Bukur porsi Hanë


O Pse-Pse Moj Bukuri
Kemi ndodhur Jabanxhi


Ndegjo tash po ta qes Kangën
Dhe nji Fjalë se Unë Te du /2x
Te Lutem Mos ma Ve Kambën
Kurë e din se Unë Te Du /2x


O Pse-Pse Moj Bukuri
Kemi ndodhur Jabanxhi /2x

O fiore della primavera,
a quindici anni vuoi fidanzarti.
Piccola mia, quanto ti amo,
da te non voglio allontanarmi.

Oh perché, perché bellezza mia,
ci siamo trovati come forestieri…


I tuoi capelli ricci,
sulla fronte fanno ombra.
Che tu possa gioire delle tue quindici primavere,
bella mia, luminosa come la luna.


Oh perché, perché bellezza mia,
ci siamo trovati come forestieri…


Ascolta, ora ti canto questo canto,
e ti dico ancora una volta che ti amo. /2x
Ti prego, non respingermi,
quando sai bene quanto ti amo. /2x


Oh perché, perché bellezza mia,
ci siamo trovati come forestieri… /2x

A questi repertori si affianca la canzone leggera albanese, molto popolare in quegli anni, che il gruppo di Petro suonava nei concerti organizzati dallo zio.
Tra i brani più rappresentativi compare Lule Borë, che Petro ha eseguito alla fisarmonica durante la sua partecipazione all’evento Dal locale al globale, organizzato dal Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia il 13 ottobre 2022.

Lule Borë, “Fiore di neve”, è una canzone urbana composta da Simon Gjoni nel 1946. Considerata un modello della canzone lirica albanese, è stata riproposta da numerosi interpreti, tra cui Bujar Qamili, diventando parte del repertorio condiviso anche dalle comunità della diaspora.
La canzone è entrata nel circuito della musica leggera e popolare grazie alla sua melodia immediata e al carattere poetico del testo, centrato sull’immagine del fiore di neve come metafora di delicatezza, distanza e desiderio.

Potete trovare il link al canale YouTube Altrovequi in fondo al documento.

3. L’ascolto della musica italiana e internazionale

Nelle cantine e nelle case si ascoltano di nascosto generi non consentiti dal regime:

  • musica italiana (Celentano, Mina, Morandi),
  • rock e canzone internazionale (Beatles, musica angloamericana),
  • brani di ballo e di intrattenimento che circolano clandestinamente.

Questi ascolti diventano parte dell’immaginario sonoro dei fratelli Ibi, contribuendo alla loro formazione e alla costruzione di un repertorio ibrido.

La descrizione delle difficoltà tecniche – suonare “a secco”, senza microfoni, davanti a gruppi molto ampi di persone – restituisce la natura profondamente fisica e collettiva della musica di allora, costruita con pochi mezzi, molta inventiva e un investimento di energie che oggi, con gli impianti elettronici, risulta difficile da immaginare.

 

La migrazione e la fisarmonica come oggetto-biografia

Il trasferimento in Italia segna una cesura, ma non interrompe il percorso musicale di Petro. Anzi, il ricordo della fisarmonica che lo accompagna nel viaggio migratorio rimane uno degli elementi più intensi del suo racconto: un oggetto che porta con sé il legame con la propria storia e che, allo stesso tempo, rappresenta la possibilità di ricominciare.

Nel 1996 Petro arriva in Italia e trascorre un periodo presso la Casa dell’Accoglienza di Cremona. È qui che avviene l’incontro decisivo con un giovane chitarrista albanese, molto bravo e già inserito nelle orchestre di ballo liscio della zona. Nessuno dei due, però, aveva portato con sé gli strumenti: Petro non aveva la fisarmonica, l’altro non aveva la chitarra.

Per poter suonare di nuovo, entrambi decidono di ricominciare da capo: Petro acquista una tastiera a Cremona, mentre il chitarrista riesce a procurarsi una chitarra. Grazie a questi nuovi strumenti riprendono a fare musica insieme.

Poco dopo incontrano un altro ragazzo albanese, Rolando Lico, appassionato di canto. Con lui formano un piccolo gruppo che inizia a provare regolarmente, nonostante la mancanza di una sala prove. È il cantante a offrire una soluzione: lavorando in un’azienda a Fidenza (PR), mette a disposizione la sua officina come spazio per le prove nel fine settimana.

Lì il gruppo ricomincia a suonare, a ricostruire un repertorio e a preparare le prime esibizioni. Le occasioni non tardano ad arrivare: partecipano a diverse feste comunitarie, tra cui la Festa dell’Albania, che per anni diventerà uno degli appuntamenti più importanti per la comunità albanese di Cremona e per la loro attività musicale.

Dalla sua biografia emerge come Petro abbia sviluppato un rapporto flessibile con gli strumenti. Ogni tanto suonava il clarinetto già in Albania, ma ha iniziato a utilizzarlo con maggiore continuità quando suo fratello maggiore – che di solito suonava quello strumento – è stato chiamato per il servizio militare. Una volta arrivato in Italia, il clarinetto diventa uno degli strumenti che Petro impiega più frequentemente nelle feste e nelle serate comunitarie.

L’acquisto della tastiera è invece legato alle difficoltà oggettive di creare gruppi numerosi in Italia. Mancando altri musicisti e non potendo contare su un organico completo, la tastiera offre la possibilità di sostenere l’armonia e il ritmo con maggiore autonomia. Come ricorda Petro, «con un minimo puoi fare molto»: i preset ritmici, melodici e le basi elettroniche permettono di riprodurre arrangiamenti complessi anche in duo o in trio.

Dopo gli anni 2000, con la diffusione di tastiere programmabili e software dedicati, Petro inizia a utilizzare ritmi e accompagnamenti balcanici acquistati direttamente dall’Albania. Questi materiali gli consentono di ricreare atmosfere sonore familiari e di sostenere generi e danze che, senza un gruppo completo, sarebbero difficili da proporre. Pur riconoscendo che «l’elettronica non è come suonare tutti gli strumenti», Petro utilizza le tastiere in modo consapevole e creativo, adattandole ai contesti e ai repertori richiesti.

Qui si può ascoltare una carrellata di balli albanesi — Me ngadalë vallen o, Nusja jonë në valle, As e vogël as e madhe, Moj e vogëla si drita, Çu këput e ra një yll e un accenno di Në një arë, në një lëndinë — eseguiti da Petro alla tastiera insieme al cantante Roland Lico, in occasione dei Giovedì d’Estate cremonesi, in Piazza Stradivari, il 6 luglio 2023: https://www.youtube.com/watch?v=DAZGvdSMuJM

 

Incontri inattesi: il liscio emiliano-romagnolo come spazio di dialogo

Un episodio significativo, raccontato nella puntata, riguarda il rapporto di Petro con la musica da ballo liscio emiliano-romagnolo. Durante Mondo Musica, la grande fiera cremonese dedicata agli strumenti, Thea Tiramani lo ritrova tra il pubblico ad ascoltare l’esibizione del fisarmonicista e cantante Matteo Bensi, figura centrale della tradizione del liscio piacentino contemporaneo. Per Petro non si tratta di una scoperta recente: conosce Bensi da anni, prima attraverso la televisione e poi grazie a YouTube, e ne segue con attenzione l’evoluzione artistica. La sua ammirazione riguarda sia la qualità tecnica del fisarmonicista sia la capacità di guidare una grande orchestra, un ruolo che risuona profondamente con la sua esperienza musicale. Si può ascoltare uno dei recenti brani di Matteo Bensi, in collaborazione con altri compositori di liscio contemporaneo, qui: https://www.youtube.com/watch?v=fVfs8_u7gBo

Il liscio, tradizione popolare radicata nell’Italia settentrionale, colpisce Petro per una serie di affinità:

  • la centralità della fisarmonica,
  • la funzione sociale del ballo,
  • la struttura del gruppo orchestrale,
  • il carattere comunitario delle feste.

Petro riconosce in questi elementi qualcosa di sorprendentemente familiare, capace di evocare le feste, i matrimoni e le serate musicali della sua giovinezza in Albania. Non è un semplice interesse estetico, ma una forma di riconoscimento culturale: la percezione che due tradizioni apparentemente lontane condividano logiche simili, ruoli analoghi degli strumenti e un uguale modo di vivere la musica come pratica conviviale.

La sua passione è tale che, negli anni, Petro ha imparato molti brani del repertorio del liscio, al punto da inserirli talvolta nelle feste e nelle serate comunitarie in Italia. Nella puntata racconta perfino di aver eseguito alcuni brani italiani già negli anni Ottanta, quando in Albania la musica leggera internazionale circolava clandestinamente e veniva ascoltata con timore attraverso piccole radio a transistor.

Questa attenzione per il liscio rappresenta un esempio concreto di come la diaspora generi forme di sintonizzazione culturale: non solo adattamento, ma scoperta di somiglianze, connessioni, continuità inattese tra mondi sonori differenti.

 

Un’identità sonora in divenire: tra Albania e Cremona

La vicenda di Petro Ibi mostra come la biografia musicale sia una forma di costruzione identitaria complessa e stratificata.
Nella sua storia, la musica:

  • custodisce la memoria del passato;
  • accompagna la trasformazione della migrazione;
  • permette di radicarsi in un nuovo contesto;
  • crea legami con la comunità locale e con quella diasporica;
  • ridefinisce continuamente i confini tra “origine” e “nuova appartenenza”.

Così, il percorso musicale di Petro si configura come una ritualità sonora quotidiana attraverso cui la diaspora albanese si manifesta, si racconta e si riconosce.
La sua musica attraversa confini geografici e simbolici, costruendo uno spazio acustico in cui memorie, incontri e appartenenze possono dialogare. In questo senso, la storia di Petro non è solo una biografia individuale: è anche un prisma attraverso cui osservare le dinamiche sonore della migrazione, il ruolo degli strumenti nel mantenimento identitario, e la capacità della musica di trasformare la città, creando spazi di relazione tra culture.

Missione 4 Istruzione e ricerca

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