Podcast: Puntata 11 - Altrove è qui - Appunti di Festa: La Romania in Piazza Roma vista da due aspiranti etnomusicologi
  • Festa Romania 2023 | Piazza Roma - Cremona

Podcast: Puntata 11 - Altrove è qui - Appunti di Festa: La Romania in Piazza Roma vista da due aspiranti etnomusicologi

Information
Autore Alessandra Cella e Enrico Goio

A Cremona il 24 gennaio 2024 il bianco dei ricami romeni accende Piazza Roma. Voci e passi di danza celebrano la "Piccola Unione": una festa di popolo che trasforma il centro in un ponte tra culture.

 

La festa nazionale romena si celebra il 24 gennaio ed è legata alla Mica Unire (“Piccola Unione”). Essa commemora l’elezione nel 1859 di Alexandru Ioan Cuza a sovrano dei principati di Valacchia e Moldavia. Questo evento segna l’inizio del processo di unificazione che porterà alla nascita della Romania moderna. Ancora oggi, la Mica Unire rappresenta un momento fondamentale dell’immaginario storico romeno e viene celebrata sia in patria che all’interno delle comunità romene diasporiche. Al centro di queste celebrazioni c’è la riaffermazione di un senso di appartenenza collettiva attraverso la musica, la danza e l’uso dello spazio pubblico dove la comunità si rende visibile a sé stessa e agli altri. In questo senso, la festa non va letta esclusivamente come un evento identitario “interno” alla collettività romena, ma come una pratica culturale che interagisce con il contesto urbano e sociale in cui si inserisce. Musica, danza e abiti tradizionali diventano strumenti attraverso cui una storia nazionale viene riattualizzata e condivisa, assumendo nuovi significati. 

Nel 2024, a Cremona, l’Ansamblul Traistuța, associazione culturale romena di Cremona nata nel 2005 dalla comunità parrocchiale, assieme a Orizzonti Latini, associazione culturale romena nata nel 2015, ha celebrato la festa con qualche giorno d’anticipo attraverso una rassegna di danze, canti e interventi pubblici in Piazza Roma. La proposta musicale intrecciava brani di tradizione orale con esempi di muzică populară, un genere di musica commerciale che si ispira alla muzică tradiţională e dalla quale riprende i temi caratteristici legati alla natura e al mondo rurale, insieme alle strutture melodiche e all’accompagnamento strumentale spesso riprodotti in forma sintetica mediante computer o tastiere. Inoltre, la muzica populară si caratterizza per una marcata varietà regionale: ogni area della Romania è associata a ritmi, danze, strumenti e stili esecutivi propri, che riflettono identità locali distinte. Durante il periodo socialista questa diversità fu valorizzata e al tempo stesso standardizzata attraverso festival e concorsi nazionali, dove gli interpreti potevano eseguire soltanto brani della propria regione, contribuendo così a fissare nella percezione collettiva una vera e propria “mappa musicale” del paese.

Nella puntata del podcast proponiamo e commentiamo alcuni brani eseguiti durante la festa nazionale romena, selezionati per rappresentare i diversi momenti della celebrazione: 

  1. Hora Unirii, cantano Marian Ahalani e Mirela Anghel.
  2. Ia uitați-vā feciori (guardate ragazzi il mio abito), canta Teofana Fuciu.
  3. Sarba flacailor (La sârba dei ragazzi), interpreta Marian Ahalani.
  4. M-a dus viața-n depārtare, canta Mirela Anghel.

In apertura, Marian Ahalani e Mirela Anghel interpretano Hora Unirii, una danza collettiva in cerchio accompagnata da un canto divenuto simbolo dell’unità nazionale. Il testo, composto nel 1856 dal poeta e patriota moldavo Vasile Alecsandri (1821–1890) e musicato dal compositore Alexandru Flechtenmacher (1823–1898), nasce come poesia ma si trasforma presto in canto popolare ed in manifesto politico. Nella seconda metà dell’Ottocento la diffusione del brano contribuì a rafforzare il sentimento di unità tra i principati, trasformando la Hora in un simbolo politico e culturale particolarmente significativo. Il cerchio diventa immagine di unità e i corpi che si muovono insieme ne esprimono la fratellanza richiamata dal testo. Quest’ultimo adotta un linguaggio semplice e fortemente evocativo tramite immagini legate alla natura come “iarba rea”, “flori”, “soare” (“erba cattiva”, “fiori”, “sole”) e le metafore della fratellanza (“Come due abeti da un solo tronco / come due occhi in un’unica luce.”), che esprimono un ideale di armonia tra le persone e con la terra. Il richiamo al fiume Milcov che storicamente separava la Moldavia dalla Valacchia, diventa un potente simbolo di riconciliazione: prosciugarlo “dintr-o sorbire” (“in un sorso”) significa cancellare le divisioni e costruire un destino comune. 

Dal punto di vista musicale, la Hora si basa su una struttura semplice e ripetitiva che favorisce la partecipazione collettiva e l’inclusione di chi non possiede competenze specifiche di danza. La ripetizione della stessa linea melodica nelle diverse strofe è tipica del canto patriottico e consente al testo di articolarsi su un ritornello musicale immediatamente riconoscibile. L’indicazione iniziale sullo spartito, Tempo de horă, è un richiamo diretto alla poesia di Alecsandri, il cui titolo evoca la horă come simbolo di unità comunitaria e identità nazionale. 

La danza consiste in due passi avanti, due indietro, in modo che tutti possano partecipare. C’è un passaggio successivo che introduce movimenti sia in senso orario sia in senso antiorario e a partire da questi passi fondamentali la sequenza può evolversi in figure molto coreografiche. 

Nella Hora il criterio fondamentale non è la perfezione tecnica, ma la capacità della danza di funzionare come pratica sociale capace di coinvolgere, costruire relazioni e mettere in scena una forma di comunità. Per chi è dentro al cerchio, la Hora Unirii è un momento in cui si valuta se la festa è riuscita, se c’è energia, se il gruppo sta insieme. In questa prospettiva, la danza si configura come un segno al tempo stesso estetico e sociale con un codice formale riconoscibile (la disposizione in cerchio, il ritmo marcato, la melodia facilmente cantabile). Il suo significato pieno emerge solo nel contesto in cui viene eseguita, ovvero nella celebrazione della Mica Unire e, in questo caso, nella vita della comunità romena in diaspora.

Di seguito il testo (romeno e italiano):

Ecco lo spartito della musica composta da Alexandru Flechtenmacher:

10 Image 2 Spartito Hora Uniri 1

10 Image 3 Spartito Hora Uniri 2

Il secondo brano proposto è Ia uitați-vă feciori (“Guardate ragazzi”), cantata da Teofana Fuciu, accompagnata da danze in cerchio e in coppia. Il brano mette in primo piano il ruolo dell’abbigliamento tradizionale.

Nel testo della canzone Ia uitați-vă feciori, diventa evidente un aspetto importante della musica romena: uno sguardo attento e partecipativo. Un invito non solo a osservare, ma anche a muoversi, con e attraverso il corpo, in particolare, in relazione all'abbigliamento. Soprattutto perché questa tradizione non avviene per una ricezione passiva, ma piuttosto per atti comunitari, di celebrazione e coreografia, i vestiti sono centrali nella performance: sono il modo in cui gli individui comunicano, si riconoscono, raccontano le loro storie. La frase "Să se facă fusta roată" (“Che la gonna diventi una ruota"), è rappresentativa di questa situazione: non si tratta solo di una gonna plissettata o molto ampia, ma anche di una certa manovra coreografica, tipica della danza tradizionale romena, la ballerina piroetta per far "girare" la gonna. Questo movimento ciclico estende e reitera visivamente la forma del brano, accompagnando la danza e portando i tempi del suono in un'immagine. La gonna svolazzante diventa, in un certo senso, un “prolungamento” del corpo e della musica, un aspetto dell'estetica che rende il ritmo osservabile e tangibile, aggiunge più energia al gesto, trasformando la danza in un fenomeno multisensoriale. La ie, camicia ricamata indossata dalle donne, a sua volta, rappresenta un simbolo assiale. Questa camicia non è neutra: i motivi ricamati variano a seconda della regione di origine, trasmettendo dettagli sfumati su identità territoriale, affiliazione familiare, età e persino il tipo di ruolo sociale che quella donna occupa. Così, la ie si trasforma in un vero e proprio "oggetto narrativo" cucito sul corpo come memoria collettiva e personale, materializzata da occasioni rituali e festive. Il ricamo non è solo decorazione; mostra un linguaggio, una scrittura visibile che integra la musica con la danza, ma anche la connessione tra le persone. Allo stesso modo, il brâu invârgat, la cintura avvolgente intrecciata dell'abbigliamento tradizionale maschile, ha molte funzioni. A livello pratico, sostiene il corpo nel movimento vigoroso; a livello simbolico, evidenzia il centro del corpo, simbolo di maturità e forza, mostra riconoscimento sociale. Nella dimensione del corteggiamento, come nei testi, la cintura diventa la parte con cui ci si distingue, a cui si appartiene, i desideri sono quindi quelli di appartenenza e presenza, fattori fondamentali in una danza recante i simboli del corteggiamento. 

La canzone è arricchita anche da altri dettagli, basti pensare alla menzione di fiori e basilico ("flori şi cu busuioc"), spesso individuabili nei vestiti tradizionali. Questi elementi, sono ulteriori strati di significato per l'abito, rafforzano l'associazione con: natura, fertilità, e purezza. Nell'ambiente del canto e della danza, contribuiscono all'umore festoso e partecipativo, dando marcatori concreti al gioco amoroso e alla convivialità. 

Gli abiti tradizionali romeni non sono solo un oggetto estetico, ma piuttosto un elemento importante ed inseparabile del tessuto sociale e simbolico di cui è fatta la musica. Questi vestiti sono quindi investiti di un valore aggiunto di riconoscimento identitario e resistenza culturale, specialmente nei contesti diasporici. Se i vestiti smettono di essere solo elementi folklorici, diventano veicoli di rappresentazione del proprio corpo; un mezzo per la comunità di trasmettere la propria storia e riaffermare la propria vita in un ambiente nuovo. Il tema centrale della canzone è il corteggiamento; fattore che definitivamente evidenzia il modo in cui musica, danza e vestiti formino un unico sistema di comunicazione integrato. Gli sguardi dei ragazzi e delle ragazze, i movimenti delle gonne, la posizione dei corpi e l'ornamento simbolico della cintura maschile condividono l'azione di rendere visibili i ruoli e le dinamiche relazionali. 

Infine, è fondamentale menzionare la struttura ciclica e ripetitiva del brano. Non si tratta di una ripetizione accidentale, la ripetizione rispecchia ed amplifica il movimento circolare delle gonne, la rotazione continua dei corpi e le interazioni. È come la gonna che gira senza soluzione di continuità. Si potrebbe quasi dire che siano gli abiti a creare la musica.

Di seguito il testo (romeno e italiano) e lo spartito:

10 Image 4 Testo brano 2 ITA

10 Image 5 Spartito brano 2

Un terzo momento, scelto perché restituisce la dimensione più dinamica e festiva dell’evento, è il brano Sârba flăcăilor di Margareta Clipa, interpretato da Marian Ahalani. La sârba è una delle danze tradizionali più riconoscibili dell’area romeno-moldava; generalmente è eseguita in cerchio con i partecipanti uniti per le spalle o per le cinture, ma in contesti festivi come matrimoni e celebrazioni collettive può assumere anche configurazioni di danza di coppia. Si caratterizza per un tempo veloce in 2/4 o 6/8, con passi brevi e spesso saltellati, accompagnati da battiti dei piedi che creano una sensazione di moto continuo e leggermente sincopato. Considerata una presenza immancabile nelle grandi celebrazioni, la sârba funziona anche come elemento di coesione sociale, offrendo spazio sia alla partecipazione collettiva sia a momenti di virtuosismo individuale.

Proprio in questa atmosfera festiva nasce Sârba flăcăilor (“La sârba dei ragazzi”), un brano che mette in musica e poesia l’atmosfera di una festa popolare al tramonto in un villaggio moldavo-romeno. Ogni strofa del testo è composta da versi brevi con rime per lo più a coppie (AABB), spesso realizzate per assonanza. Esempi ne sono “măsură / strigătură”, “slăbuț / drăguț”, “micuță / drăguță / guriță / `năltuță”. Lo schema complessivo è composto da strofa narrativa – ritornello – strofa narrativa – ritornello, fino alla chiusura con una strofa conclusiva che segnala la fine della serata.

Il testo ruota attorno alla danza stessa, evocata fin dal ritornello ripetuto “Pe călcâi, tre bătăi” (“Sui talloni, tre colpi”), che richiama direttamente i passi tipici della sârba e il loro carattere percussivo. Il canto accompagna il ritmo incalzante e si trasforma in una sorta di commento dall’interno, raccontando ciò che avviene nel cerchio dei ballerini. Il lessico è legato alla comunità rurale e alla festa, inquadrando la sârbă come pratica collettiva di socialità e corteggiamento. Termini come “flăcăi”, “bădiță”, “moldoveancă”, “lelea” (“giovanotto”, “ragazzo caro”, “donna moldava”, “vecchia signora”) disegnano un repertorio di figure tipiche del folklore romeno. I brevi episodi del testo restituiscono un quadro vivace e giocoso delle dinamiche di corteggiamento, dove il ballo è rappresentato come uno dei principali spazi legittimi di interazione.

Di seguito il testo con traduzione:

10 Image 6 Testo brano 3 ITA

Infine, M-a dus viața-n depărtare, interpretato da Mirela Anghel, un canto che introduce temi legati alla lontananza e alla migrazione, risuonando in modo particolare nel contesto di una comunità romena che vive fuori dal proprio paese d’origine.

Nello specifico, il brano si inserisce nel repertorio della musica populară românească sviluppando, già a partire dal titolo “La vita mi ha portato lontano”, una narrazione fortemente centrata su distacco, spostamento e nostalgia per il luogo d’origine. Il contenuto testuale richiama una condizione esistenziale comune a molte esperienze migratorie: l’allontanamento non come scelta puramente geografica, ma come trasformazione affettiva ed identitaria. Anche dal punto di vista performativo, il brano si presta a una fruizione collettiva, grazie a una struttura melodica immediatamente riconoscibile (seppur non radicata storicamente nella tradizione) e ad un’espressività vocale che accentua la dimensione emotiva del testo. In questo senso, non si tratta soltanto di un accompagnamento musicale all’evento, ma di un dispositivo simbolico che rende condivisibile, nello spazio pubblico della festa, un sentimento di appartenenza diasporica fondato sulla memoria, sulla distanza e sulla persistenza culturale.

10 Image 7 Testo brano 4 ITA

Quando si parla della presenza romena a Cremona e più in generale in Italia, è fondamentale spostare lo sguardo oltre il semplice fenomeno della migrazione, per cogliere il processo diasporico. Non si tratta solo di persone che si spostano da un luogo all’altro, ma di comunità che, nel tempo, ricostruiscono frammenti di casa in un nuovo contesto, dando vita ad un’identità culturale complessa e dinamica. In questo processo, la musica assume un ruolo centrale, non solo come elemento di aggregazione, ma come strumento di memoria, appartenenza e mediazione tra passato e presente.

La musica tradizionale romena rappresenta un patrimonio molto radicato, che si dirama nelle diverse regioni del paese, dove si conservano forme di monodia, scale modali, ritmi asimmetrici e microtoni, elementi caratteristici della cultura rurale e montana. Questa tradizione musicale orale si lega profondamente alle pratiche di vita quotidiana, ai rituali e alle feste locali, costituendo il nucleo originario dell’identità musicale nazionale.

Accanto a essa, la musica populară românească rappresenta un concetto più ampio ed in continua evoluzione, includendo non solo la musica tradizionale, ma anche le sue elaborazioni urbane e moderne. Dal XIX secolo, la populară si è arricchita di influssi derivanti dal contesto globale, insieme all’attività dei lăutari, musicisti itineranti che reinterpretano il repertorio tradizionale con strumenti, tecniche e forme contemporanee, mediando fra tradizione locale e ambito del globale. In questo senso, la populară è espressione di una cultura vivace, capace di adattarsi a bisogni sociali e spazi differenti, risultando particolarmente significativa nelle comunità diaspora. Nello specifico, l’Ansamblul Traistuța utilizza esclusivamente un set di strumenti elettronici per la riproduzione delle basi musicali durante le performance.

Eventi come la festa nazionale romena a Cremona non sono semplicemente celebrazioni formali, ma momenti in cui la comunità si mostra e si riconferma. Attraverso la musica, la lingua, il ballo e gli abiti tradizionali, i partecipanti trasferiscono nello spazio urbano frammenti riconoscibili della propria cultura. La musica, anche quando il testo non è completamente noto, evoca nel cuore degli ascoltatori ricordi personali e collettivi legati alla famiglia, al paese d’origine e alle feste passate. Essa permette così di “abitare” simultaneamente due luoghi: il presente italiano e la Romania lasciata alle spalle.

In particolare, per le comunità diasporiche, la pratica musicale assume un’intensità speciale: ciò che in patria può essere visto come quotidiano diventa prezioso simbolo identitario. Cantare, ballare e indossare abiti tradizionali sono gesti performativi che, oltre a rafforzare l’appartenenza individuale, veicolano questo patrimonio alle nuove generazioni, spesso nate e cresciute lontano dal paese d’origine. La piazza, dunque, diventa spazio di mediazione tra memoria e vita presente, un luogo in cui si intrecciano affetti e storie che contribuiscono a costruire un’identità plurale e dinamica.

Lo spazio urbano in cui si svolgono queste feste non viene semplicemente occupato: al contrario, viene attraversato e rianimato simbolicamente da suoni, parole e gesti che raccontano una “geografia affettiva” duplice. È l’affermazione esplicita di una presenza culturale che dice “siamo qui, ma veniamo anche da altrove”. Attraverso pratiche condivise come la musica populară e la valorizzazione della musica tradizionale, la dimensione dell’‘altrove’ continua a vivere e a dialogare con la cultura italiana, arricchendo il panorama culturale urbano.

In sintesi, la distinzione tra musica tradizionale e musica populară consente di comprendere meglio la complessità della cultura musicale rumena nella diaspora: la prima ancorata alla radice storica e rurale, la seconda in continuo movimento, sintesi di tradizione, contaminazioni e nuove esigenze sociali. La musica, in tutte le sue forme, diventa così un elemento chiave per mantenere vivi legami, costruire comunità e favorire l’integrazione culturale in contesti nuovi e plurali come quelli di Cremona e dell’Italia contemporanea.


In conclusione, la festa nazionale romena osservata a Cremona mostra come una ricorrenza di carattere storico-nazionale possa diventare, in un contesto diasporico, una pratica complessa di riaffermazione culturale e di negoziazione simbolica dello spazio urbano. I brani analizzati evidenziano che la musica non svolge una funzione meramente ornamentale o funzionale, ma costituisce il principale dispositivo attraverso cui la comunità articola una memoria storica, relazioni sociali, appartenenza affettiva e continuità intergenerazionale. Se Hora Unirii attualizza il paradigma dell’unità collettiva, Ia uitați-vă feciori e Sârba flăcăilor rendono visibile la dimensione incarnata e relazionale della festa, mentre M-a dus viața-n depărtare esplicita la profondità emotiva dell’esperienza migratoria e la centralità della nostalgia come forma di legame con il paese d’origine.

Ne emerge l’immagine di una musica che è lontana dal limitarsi alla conservazione del passato, ma piuttosto produce nel presente una forma di appartenenza attiva. Nello spazio pubblico della piazza, suoni, danze, abiti e parole non si sommano semplicemente, ma concorrono alla costruzione di una presenza culturale riconoscibile, capace di rendere visibile una geografia affettiva che avvicina Romania e Italia, memoria e quotidianità, radicamento e trasformazione. In questo senso, la festa si configura come un luogo privilegiato di condivisione e scambio.

Ringraziamo Ecaterina Pislariu e tutto l’Ansamblul Traistuța per l’aiuto nella individuazione di testi, musiche e approfondimenti.

SITOGRAFIA:

https://ansamblultraistuta.it/it/

Altri esempi della festa della Romania qui analizzata, o di altri eventi organizzati dall’Ansamblul Traistuța, sono anche sul canale YouTube di Culture in dialogo: https://www.youtube.com/@cultureindialogo3791

BIBLIOGRAFIA:

LeBlanc S., Sako H. et Fernando N., - 2019 “Musiques et diversité à Montréal: Un orchestre dans une communauté d’immigrants roumains et moldaves”, Cahiers d’ethnomusicologie, 32, pp. 53-70.

Rădulescu S., - 2022 Peisaje muzicale în România secolului XX, Bucarest, Editura Universității Naționale de Muzică București, Ediția a II-a revăzută.

Pop-Miculi O., - 2007 Folclor muzical şi etnomusicologie: curs, Bucarest, Editura Fundației "România de Mâine".

Sandu-Dediu, Valentina. “The Beginnings of Romanian Composition: Between Nationalism and the Obsession with Synchronizing with the West.” Nineteenth-Century Music Review, vol. 14, 2017, pp. 315–337. Cambridge University Press.

 

Missione 4 Istruzione e ricerca

Image
Image