Festa indipendenza Albania 2023
  • ARCI ARCIPELAGO | Via Speciano 4 Cremona

Podcast: Puntata 09 - Altrove è qui - Il Ritmo delle Radici: danza e musica per la Festa dell'Albania a Cremona

Information
Autore Fulvia Caruso

In questa puntata ci spostiamo nella sede del circolo ARCI Arcipelago di Cremona per assistere alla celebrazione della festa dell’Indipendenza dell’Albania che la Komuniteti Shipëtar ne Cremona organizza ogni anno verso la fine di novembre. Un turbinio di danze senza fine, il modo tipico per gli albanesi di celebrare qualsiasi evento. Fulvia Caruso ne parla con Shpresa Minina, presidente dell’associazione.

 L’associazione Komuniteti Shqiptar Ne Cremona

L’Associazione Komuniteti Shqiptar Ne Cremona (Comunità albanese a Cremona) è un gruppo formato da adulti e da ragazzi di origine albanese attualmente residenti nella città di Cremona e nelle zone limitrofe. Costituito nel settembre del 2019 a partire da un piccolo gruppo che si ritrovava dopo il lavoro, l’Associazione si pone l’obiettivo di far vivere le tradizioni culturali albanesi attraverso musiche e danze, di ricordare la storia millenaria del Paese, di mantenere viva la lingua madre e tramandarla alle nuove generazioni attraverso corsi di cultura e lingua albanese.

In concomitanza di celebrazioni sentite, come quella dell’indipendenza dell’Albania, o per la Giornata della Donna, organizzano delle feste. Dal 2022 partecipano anche all’iniziativa Culture in dialogo. La presidentessa è Shpresa Minina, che abbiamo già incontrato nella prima puntata.

Con lei abbiamo selezionato alcuni assaggi delle edizioni 2022 e 2023 della Festa.

Brevi cenni sulla musica albanese

Abbiamo già incontrato la musica albanese nelle puntate 1 e 7 attraverso le storie personali di Shpresa Minina e Petro Ibi. Per questa puntata, in cui presentiamo diversi esempi di musica albanese, abbiamo pensato fosse arrivato il momento di dare un’introduzione alla musica dell’Albania.

Le caratteristiche delle musiche appartenenti alla ricca e variegata tradizione musicale albanese sono strettamente correlate ai territori nelle quali si sono sviluppate: canti, danze e pratiche strumentali hanno assunto la loro conformazione in relazione all’area geografica di riferimento e alle vicende storiche e politiche che hanno inevitabilmente influenzato le peculiarità di ogni regione del paese. Fino alla dichiarazione di indipendenza del 1912 l’Albania, Shqipëria in albanese, è stata luogo di conquiste da parte di grandi imperi: quello romano, quello bizantino, quello serbo e quello ottomano; ma anche in epoca più recente l’Albania ha visto un susseguirsi di domini, tra cui quello italiano tra il 1939 e il 1943 e quello nazista tra il 1943 e il 1944, fino all’insediamento della dittatura comunista che terminerà solamente nel 1991. Nell’ambito di una situazione tanto instabile e protratta per secoli, le manifestazioni artistiche giunte fino ai giorni nostri risultano essere un’importante testimonianza della fusione di differenti pratiche culturali locali con quelle introdotte dai paesi conquistatori, che si sono progressivamente sedimentate e adattate nelle varie zone del paese e che, di conseguenza, hanno progressivamente sviluppato tratti culturali molto differenti tra loro. Tuttavia, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, si è assistito ad un graduale processo di unificazione della popolazione dal punto di vista culturale, tanto che hanno cominciato a delinearsi due grandi gruppi, ciascuno caratterizzato dal fatto di parlare un particolare dialetto della lingua albanese: i Gheg al Nord e i Tosk al Sud. Sebbene questa ripartizione possa apparire astratta, dal punto di vista topografico corrisponde ad una chiara conformazione geografica del paese, in quanto le due aree sono separate orizzontalmente dal fiume Shkumbin che attraversa l’Albania da est a ovest. Questo è stato confermato dalle indagini sulle musiche albanesi di numerosi etnomusicologi, che attribuiscono i repertori monodici al Nord e la polifonia al Sud.

L’etnomusicologo albanese Spiro J. Shetuni, in Albanian Traditional Music, propone un’ulteriore suddivisione: musica rurale (Gheg, Lab e Tosk) e musica urbana. Quest’ultima è correlata allo sviluppo di repertori tradizionali in linguaggi più moderni nei diversi centri urbani del paese.

Procediamo con ordine, come si caratterizzano gli stili Gheg, Lab e Tosk?

La musica Gheg (Albania settentrionale) è prevalentemente monofonica (una sola linea melodica) e narrativa. Tipica di questa zona è la narrazione epica cantata da un bardo che si accompagna con la lahuta (un liuto monocorde ad arco). Il ritmo è flessibile e segue il flusso della storia raccontata. Utilizza scale pentatoniche anemitoniche (senza semitoni) ma anche scale modali di tipo balcanico o influenzate dai maqam ottomani. In questa zona, oltre alla lahuta, è molto diffusa la çiftelia (un piccolo liuto a plettro a manico lungo a due corde di cui una funge da bordone) e la sharkia (liuto a plettro manico lungo a 5 corde).

Lo stile Tosk (Albania Meridionale) è più morbido e si basa prevalentemente su scale eptatoniche anemitoniche. Non manca anche qui l’influenza dei maqam ottomani. Tipica di questa zona è l’Iso-Polifonia: un canto a più voci dove una o due voci principali (marrës e kthyes che risponde alla prima) si intrecciano su un continuo di sottofondo chiamato iso (bordone) eseguito da più uomini. La voce principale ha uno stile particolare, che include l'uso di falsetti e vibrati molto ornamentati. Sempre del sud dell’Albania è il kaba, un genere caratterizzato dagli assolo con il clarinetto. Come ci ha detto Petro Ibi, con il clarinetto puoi ridere, puoi piangere, puoi raccontare la tristezza infinita.

Sebbene faccia parte del mondo polifonico del sud, non possiamo non citare anche lo stile Lab (Albania Sud-Occidentale), che esprime una polifonia tipica nella zona della Labëria (Vlorë, Gjirokastër), considerata la più complessa e arcaica, che alle tre voci già presenti nello stile Lab presenta una quarta voce che aggiunge abbellimenti e contrappunti (hedhës).

Questi repertori tradizionali sono ancora presenti in Albania, ma convivono con altri repertori, nati nelle aree urbane come Korçë, Përmet, Scutari e Elbassan, che hanno dato vita ai gruppi Saze, complessi strumentali con clarinetto, violino, fisarmonica, lautha e dahol (tamburo). Questo genere musicale, nato a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, rimane legato al repertorio tradizionale dell’area in cui si sviluppa, creando progressivamente un repertorio autonomo, che esprime principalmente serenate o brani ballabili.

Gli strumenti si sono trasformati, gli accompagnamenti anche, ma i brani non perdono la loro identità. La riconoscibilità dei brani passa soprattutto dalla melodia e dal testo, perché l’accompagnamento può variare. Ad esempio la musica popolare cittadina sia di Shkoder che di Korçë è più melodica, sottolineata anche dalla presenza del mandolino, mentre quella di Elbassan è già più ballabile.

I brani proposti nella puntata

Il primo ascolto è O Qemal Kur Të Përzunë (Quando ti hanno cacciato, Qemal), conosciuta anche come Këngë për Ismail Qemalin è una canzone della tradizione popolare patriottica che celebra Ismail Qemali, il padre dell'indipendenza albanese. che guidò il movimento nazionale nella proclamazione dell’Indipendenza e la secessione dall’Impero Ottomano avvenuta il 28 novembre 1912.

È un brano della tradizione popolare albanese, in particolare dell'area meridionale (Labëria) che appartiene al genere della iso-polifonia Lab, dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

È stato riarrangiato da molti artisti contemporanei e se ne trovano versioni di tutti i tipi.

Così anche il testo subisce diverse variazioni, in base all’esecutore. Vi diamo una versione più completa sulla sinistra, e al centro il testo che normalmente viene eseguito a Cremona, oltre alla traduzione.

9 ITA 1

Musicalmente la strofa si alterna ad un ritornello strumentale, che rielabora la linea melodica principale, variando sempre un po’.

Parlando di questo brano Shpresa ci ha raccontato anche il ballo di Osman Taka. Se volete andarlo a vedere ecco qui il link a una esecuzione che ci consiglia Shpresa: https://www.youtube.com/watch?v=Mzu_cmXTfNc.

Il secondo brano è Pogonishte (o Valle Pogonishte), una delle espressioni più iconiche del patrimonio coreutico albanese. Sebbene oggi sia ballata in tutta l'Albania, le sue radici sono profondamente legate al sud del paese, in particolare alla regione del Pogon (vicino a Argirocastro) e alla tradizione Çam (Cameria, oggi in gran parte in Grecia). È una danza che trasuda orgoglio e dignità, sentimenti molto forti nella cultura Çam, spesso segnata da una storia di esodo e resilienza.

Si danza in un cerchio aperto. I ballerini si tengono per mano (spesso con le braccia a “W”, ovvero piegate all'altezza delle spalle) e il leader della fila esegue passaggi più elaborati o improvvisazioni. Mai però come il nostro Roland Lico, che ha riproposto dei passi più tipici nella Labëria!

La caratteristica principale di questa danza è  invece il molleggio: i ballerini effettuano due piccoli rimbalzi gentili su ogni battito con un movimento fluido, quasi come se i piedi non si staccassero mai del tutto dal suolo. È la regina delle cerimonie nuziali: non esiste matrimonio nel sud dell’Albania (e ormai in quasi tutto il paese) in cui non si balli la Pogonishte. C'è un forte legame con la danza greca Pogonisios o Sta Dyo dell'Epiro. Questo non deve stupire: la regione del Pogon è a cavallo del confine e la cultura pastorale e musicale di quell'area è stata per secoli un terreno di scambio continuo tra popolazioni albanesi e greche.

Il terzo brano è Xhamadani vija vija. Si tratta di un vero e proprio inno che celebra l'unità nazionale tra Albania e Kosovo. Il titolo richiama lo xhamadani, il corpetto maschile tipico dell’abito tradizionale albanese, solitamente di lana, riccamente decorato. Vija vija invece significa “a righe”. La metafora centrale della canzone è potente: l'Albania e il Kosovo sono come le righe dello stesso xhamadani, inseparabili e parte dello stesso corpo (la nazione). Come ci ha raccontato Shpresa Minina nella puntata, il testo parla della grandezza dell’Albania unita al Kosovo: “C’è un cielo che ci unisce e un sole che ci fa diventare uomini. E una lingua che parliamo tutti, e una terra che chiamiamo madre”. La canzone è diventata così famosa da sembrare un brano tradizionale secolare, ma in realtà ha degli autori ben precisi: le musiche sono di Zef Çoba, uno dei più importanti compositori albanesi contemporanei, mentre il testo è di Alfred Çapaliku. Il brano fu scritto nel 1992 per la celebre cantante folk Shkurte Fejza.

Nonostante sia nata negli anni '90, la sua struttura musicale richiama profondamente il folklore tradizionale, motivo per cui è stata adottata immediatamente dal popolo.

Ecco l’estratto della canzone con le strofe più celebri:

9 ITA 2

Nel video vedrete che le riprese spesso si sfocano: ballavano con tale intensità che la telecamera vibrava con loro!

Il quarto esempio è O moj ti me sytë e zi (O tu con gli occhi neri), una delle tipiche serenate di Korçë. Le serenate di Korçë (Serenatat Korçare) sono l'anima romantica dell'Albania, raffinate e influenzate dai contatti che Korçë ebbe con l'Europa centrale (Parigi, Vienna, Bucarest) tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

Abbiamo già fatto un cenno alla musica urbana. Queste serenate, in particolare, una volta venivano cantate sotto i balconi delle case tradizionali o nei cortili (avlli). I testi parlano di amori non corrisposti, nostalgia, serate al chiaro di luna e della bellezza delle donne di Korçë.

La particolarità di queste canzoni è l’accompagnamento al mandolino, che Petro Ibi riproduce in modo molto efficace alla tastiera.

O moj ti me sytë e zi è un brano che racchiude perfettamente la malinconia tipica di Korçë: l’invito ad amare e a godersi la vita finché si è giovani, perché il tempo scorre inesorabile.

Sebbene sia un brano tradizionale, molti attribuiscono la standardizzazione di questa melodia ai gruppi storici della città, come il gruppo di Ligor Papajani o i Fratelli Zena, che hanno dato forma al brano così come lo ascoltiamo oggi. Vi riportiamo un piccolo estratto del testo per orientarvi:

O moj ti me sytë e zi, (O tu con gli occhi neri,) më shikon me bukuri, (mi guardi con bellezza,) të kam dashur me thonë, (ti ho amata, dicono,) të dua dhe tani. (e ti amo anche adesso.)

Vashat po na plaken, (Le ragazze stanno invecchiando,) rinia s'kthehet më, (la giovinezza non torna più,) shkojnë e vijnë beharet, (vanno e vengono le estati,) si ato s'vjen asgjë. (niente torna come loro.).

Le serenate non sono solo musica, ma un vero stile di vita: ancora oggi, nelle taverne della città, è normale vedere gruppi di amici che iniziano a cantare queste melodie spontaneamente davanti a un bicchiere di raki e un piatto di lakror o di bürek.

Come promesso nella puntata, ecco il link per vedere come si prepara il bürek nel video realizzato per la seconda edizione di Culture in dialogo:

https://www.youtube.com/watch?v=wOeXd4JNXkU&list=PLvGy82tZ9wviBcI-4hz3VcsK-HBXzDZ5T&index=4

L’ultimo brano è Bij Çobanësh (Figli di pastori), un pezzo straordinario che ci porta nel cuore della Lunxhëria, una regione storica nel sud dell'Albania (vicino ad Argirocastro), geograficamente incastonata tra aree di cultura labë.

È un canto tradizionale, dunque si è perso nel tempo chi ne sia l’autore, nel senso moderno del termine; è un prodotto della creatività collettiva dei pastori e dei contadini della zona.

Il testo infatti parla della vita dura ma orgogliosa dei pastori di montagna. La Lunxhëria era famosa per i suoi greggi e per i pastori che d'inverno scendevano verso la costa e d'estate tornavano sulle vette. La melodia evoca gli spazi aperti, i richiami tra le montagne e il senso di fratellanza tra chi vive in solitudine con il gregge.

È stato reso celebre a livello nazionale e internazionale dalle interpretazioni dello storico Gruppo Polifonico di Lunxhëri (Grubi i Lunxhërisë). Le registrazioni più famose risalgono ai Festival del Folklore di Argirocastro, dove i solisti hanno cristallizzato la versione che conosciamo oggi.

L’origine del brano è dunque un esempio di iso-polifonia albanese leggermente più morbida di quella della vicina Labëria descritta sopra, ma con la stessa modalità di gestione delle parti.

Nella versione di Petro Ibi e dei suoi amici rimane il carattere di accompagnamento con note lunghe. Bij Çobanësh è considerato un brano “di cristallo” per la sua purezza. Rappresenta quel legame indissolubile tra l'uomo e il territorio.

Se volete ascoltarne l’iso-polifonia della Lunxhëria andate qui: https://www.youtube.com/watch?v=qp-_xfFb6j4.

Missione 4 Istruzione e ricerca

Image
Image