Missione 4 Istruzione e ricerca


La parrocchia della comunità rumena cattolica a Borgo Loreto è un luogo di preghiera e di accoglienza. La messa un tempo e uno spazio in cui ritrovarsi, qui e a casa allo stesso tempo.
La comunità rumena rappresenta oggi una delle presenze migratorie più rilevanti in Europa e in Italia. Dal crollo del regime comunista negli anni ’90 fino all’adesione della Romania all’UE, l’emigrazione verso l’Italia è diventata stabile, interessando sia le grandi città sia aree con economie agricole e manifatturiere, come la Lombardia.
Sul piano religioso, la comunità rumena in Italia è prevalentemente di fede ortodossa (confronta puntata 6), con una minoranza cattolica (di rito sia latino sia greco-cattolico).
A Cremona la comunità rumena cattolica di rito latino è numerosa, i membri provengono soprattutto dalla Moldavia rumena e da alcune zone della Transilvania.
La Diocesi di Cremona ha un’attenzione particolare per questa comunità:
- È presente un sacerdote rumeno di rito latino, ora Don Gabriel-Ionuț Giurgică, che funge da assistente spirituale (o cappellano) per la comunità cattolica rumena di Cremona. Questo sacerdote, in accordo con la Conferenza Episcopale Italiana e la Diocesi di Iași in Romania, garantisce la celebrazione dei riti nella lingua d'origine, favorendo così il mantenimento della fede e delle tradizioni.
- La comunità cattolica rumena si ritrova per le celebrazioni e i momenti comunitari in una chiesa fissa (anche se negli anni è cambiata spesso!). Al momento si tratta della parrocchia della Beata Vergine Lauretana e S. Genesio a Borgo Loreto
Abbiamo aperto la puntata con l’ascolto di un frammento di un Agnus Dei (Agnello di Dio) in latino, per sottolineare la vicinanza tra la ritualità rumena e quella italiana. Il testo è in latino, la melodia non è presente nelle partiture della diocesi di Iași e viene vissuta come “rumena” pur suonando a tutti estremamente familiare.
Come ha ben spiegato Lidia nella puntata, le melodie utilizzate nelle messe non hanno caratteristiche fortemente locali, per consentire a tutti i rumeni di riconoscersi in essa. Questo è un elemento fondamentale per tutti gli esempi che ascolteremo.
A margine, l’Agnus Dei viene recitato o cantato nella Messa subito prima della Comunione. È il momento che segue lo scambio della pace e precede l'invito del sacerdote alla Comunione (“Ecco l'Agnello di Dio...”). L'invocazione accompagna il rito della frazione del pane (la rottura dell'ostia consacrata) per la distribuzione ai fedeli. La formula viene ripetuta tre volte, con la terza invocazione che si conclude con una richiesta di pace.

Il secondo brano che incontriamo nell’episodio del podcast è Coboară din ceruri (Scende dal cielo). Il testo è del Pr. M. Bursuc e la musica del M. Mihoc. Sono tratti dal volume Cantate Domino. Colecflie de cântece bisericești, a cura di Pr. Iosif Răchiteanu e Prof. Mihai Bișoc, Sapientia, Iași, 2005. Il canto è tipicamente un canto di invocazione.
Nella liturgia cattolica, canti di questo tipo sono spesso eseguiti in momenti in cui si invoca l'azione o la presenza dello Spirito Santo. Questo può includere:
La versione qui presentata è stata registrata durante una messa ordinaria e venne eseguita durante l’offertorio. Il testo è particolarmente significativo, in quanto parla dell’importanza della discesa dello Spirito Santo nell’ostia e dunque il significato profondo della Comunione.
Ecco il testo:

E qui la prima pagina dello spartito pubblicato nel volume Cantate Domino:

Il terzo brano presentato nell’episodio è Primește, Doamne, aceste daruri (Ricevi, Signore, questi doni), anch’esso tratto dalla raccolta di canti Cantate Domino. Il canto viene eseguito nell'Offertorio (o Presentazione dei doni) durante la Messa cattolica di rito rumeno.
Il significato di questo canto è strettamente legato al rito dell'Offertorio e all'essenza stessa della Messa:
Ecco il testo in italiano:
Signore, ricevi questi doni, doni nel tuo petto. / bis
I frutti della terra e del nostro lavoro, doni in tuo onore /bis
Portiamo pane e vino all'altare, doni in tuo onore. / bis
Si trasformeranno in carne e ossa, doni in tuo onore. / bis
Ricevi, Signore, i nostri sacrifici, doni in tuo onore. / bis
Sono sacrifici solo per amore, doni in tuo onore. / bis
Questo lo spartito che usa l'organistai:

Il momento dell’offertorio è particolarmente sentito e curato dalla comunità, in particolare dalle donne come ci ha raccontato Lidia nell’episodio. La scelta di questo brano specifico è avvenuta per mostrare la ricchezza dei doni offerti nella messa di saluto a Don Anton Jicmon che avvenne nella chiesa di San Bassano (CR) il 4 settembre 2022.
Il quarto brano che abbiamo ascoltato nell’episodio è La mulți ani (letteralmente: a molti anni). Non è un inno liturgico, ma un canto benaugurale che si esegue sia come ringraziamento sia per augurare una vita felice. Esistono diversi canti benaugurali in Romania, ma questo è più legato alla chiesa perché il testo fa riferimento alla benedizione divina. In questa occasione era dedicato a don Anton Jicmon, che si è trasferito in un’altra parrocchia. Ecco il testo (in romeno e in italiano):


L’ultimo brano affrontato dall’episodio è il Prohod. Prohod letteralmente vuol dire “il ricordo dei morti”. È un canto dedicato ai defunti che augura loro di essere accolti nel regno dei cieli e che trovino la pace eterna. Ecco il testo tratto dal Ritualului înmormântării, Editura Presa Buna, 2004:

Questo canto, molto sentito, non può mancare nei funerali, ma si esegue anche nelle messe dedicate al ricordo dei defunti, dopo i 40 giorni da funerale, o alla fine di tutte le messe celebrate per ricordare i propri defunti. La sua esecuzione prevede un testo intonato dal parroco, che viene ripetuto in coro da tutti i fedeli (anche se non sempre lo stesso testo). L'alternanza crea un effetto di compianto corale e comunitario, dove la comunità intera si unisce spiritualmente nel dolore e nella preghiera per l'anima del defunto.
Per le celebrazioni dei funerali viene eseguito alla fine della messa e anche al cimitero, quando si inuma la bara. Tradizionalmente in Romania si va in cimitero a piedi lungo un percorso stabilito, con il crocifisso davanti portato dalla persona più importante per il defunto, scelta dalla famiglia. Questa persona avrà dalla famiglia del defunto la pomana, cioè tutto il necessario per vestirsi (se è un uomo abito intero, scarpe, cravatta, cappello) e per dormire (lenzuola e coperte), così che anche il defunto sarà ben vestito e dormirà al caldo. Quando si conclude il funerale e si torna dal cimitero a casa del defunto, si fa una tavolata a spese della famiglia. Di solito si offre borș di carne di maiale o di vitello, involtini con la verza e malai (una sorta di polenta cotta nel forno). Prima e dopo aver mangiato, si canta di nuovo il Prohod. Alla conclusione del pasto, si offrono agli ospiti una ciambella e una candela accesa e si divide il cibo avanzato con tutti i commensali.
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